03/01/2022 - 16:11

CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE NELLA FORMAZIONE CONTINUA

Partendo da un approfondimento di Anpal sull’applicazione, nell’ambito della formazione continua, di una progettazione per conoscenze e competenze finalizzata al rilascio di attestazioni trasparenti e spendibili, facciamo il punto sullo stato dell’applicazione tra gli enti attuatori, sulle criticità e sulle soluzioni possibili.

INTRODUZIONE

Quando parliamo di certificazione delle competenze, noi di Skills ci riferiamo allo strumento atto a valorizzare e riconoscere le capacità e le conoscenze acquisite da ciascuno nel corso della propria storia professionale, scolastica e di vita.

Questo percorso di valorizzazione e riconoscimento si realizza attraverso l’IVC, Individuazione, Validazione e Certificazione, ovvero il processo che consente di ricostruire e valutare queste esperienze. Una serie di decreti, a partire dal 2013, hanno determinato la titolarità e le modalità di tale processo, definendo un quadro di riferimento della certificazione a livello nazionale: il QNQ, Quadro Nazionale delle Qualifiche, declinato poi all’interno dei singoli Repertori Regionali. 

Il QNQ raccoglie tutte le qualifiche professionali cui è possibile ricondurre le capacità e conoscenze possedute da ciascun individuo, affinché risultino riconoscibili - quindi spendibili - in qualunque contesto a livello nazionale.

Tuttavia, chi come noi opera nella formazione continua, si è ritrovato a dover fare i conti con l’effettiva “certificabilità” dei percorsi di lifelong learning, che hanno caratteristiche peculiari molto distanti da quanto previsto dalla normativa, nonostante lo sforzo del legislatore nell’introdurre continui aggiustamenti per adeguare lo strumento della certificazione alle richieste del mercato.

Proprio questo è il focus del documento “METODOLOGIE E APPROFONDIMENTI - I Fondi Paritetici Interprofessionali ai tempi del Covid” pubblicato dall’ANPAL nel novembre 2021, che ha rappresentato un importante strumento di confronto, polarizzando la nostra attenzione in particolare sui seguenti punti:

  1. CERTIFICARE LE COMPETENZE: PROCESSO IVC E FORMAZIONE FINANZIATA
  2. CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE NELLA FORMAZIONE CONTINUA: SCENARI E PROSPETTIVE

Certificazione competenze formazione continua

CERTIFICARE LE COMPETENZE: PROCESSO IVC E FORMAZIONE FINANZIATA

Uno dei temi su cui l’ANPAL si è maggiormente soffermato all’interno del Focus “METODOLOGIE E APPROFONDIMENTI - I Fondi Paritetici Interprofessionali ai tempi del Covid” ha riguardato lo stato di avanzamento dei processi di programmazione e realizzazione della formazione attraverso la progettazione per conoscenze e competenze, tema legato a doppio filo con la qualità della formazione e soprattutto con i sistemi di Individuazione, Validazione e Certificazione delle competenze (ICV) a seguito dalle indicazioni fornite nella Circolare 1/2018 (Linee guida sulla gestione delle risorse finanziarie attribuite ai fondi paritetici interprofessionali per la formazione continua di cui all’articolo 118 della legge 23 dicembre 2000 n. 38) emanata dall’ANPAL stesso.

In particolare, dal rapporto emergono tre importanti fattori che caratterizzano il contesto della formazione continua:

1. La formazione continua, per sua natura, si realizza attraverso iniziative brevi in cui è difficile ricostruire un percorso formativo coerente. Questo aspetto contrasta con la necessità di offrire continuità e coerenza ai percorsi formativi, condizione necessaria al raggiungimento di qualifiche o certificazione di competenze secondo gli standard fissati.

Tuttavia, è possibile fare riferimento al concetto di microcredenziali che si legano a competenze acquisibili e riconoscibili, rintracciabili anche all’interno di moduli formativi brevi.

2. I repertori professionali necessiterebbero di aggiornamento e di una continua revisione. Infatti, vi è spesso la difficoltà, per chi come noi progetta la formazione, di tenere in considerazione descrittori diversi di competenze.

In questo caso lo strumento di maggior aiuto è rappresentato dall’Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni, che consente di ricondurre in un quadro nazionale di comparabilità tutti i repertori di qualificazione.

Tuttavia, la manutenzione, quindi l’aggiornamento continuo delle competenze descritte, può avvenire soltanto attraverso un processo di più stretta e continuativa collaborazione tra gli ambiti di creazione delle competenze (imprese e parti sociali in primo luogo) e gli stakeholder che acquisiscono e manutengono i sistemi di classificazione. Alcuni Fondi Interprofessionali, infatti, stanno promuovendo tavoli permanenti a cui partecipano le parti sociali espressione di determinati comparti, il cui lavoro implementa sia gli standard di descrizione del lavoro (Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni), sia i repertori di qualificazione che fanno riferimento al QNQ e al EQF. 

3. Ulteriore riflessione riguarda la difficoltà di certificare le competenze acquisite, che può avvenire solo ad opera di commissioni titolate, pertanto riconosciute a livello regionale, la cui attivazione comporta costi elevati.

Tuttavia, il processo di programmazione della formazione per competenze e il loro riconoscimento non necessariamente può e deve prevedere un esito di certificazione: esso può, infatti, essere finalizzato alla individuazione o validazione delle stesse.

CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE NELLA FORMAZIONE CONTINUA: SCENARI E PROSPETTIVE

Noi di Skills, rispetto al quadro emerso dall’analisi dell’Anpal, abbiamo provveduto a raccogliere evidenze in merito alle soluzioni adottate dai vari enti attuatori partner, localizzati in tutt’Italia, per rispondere alla previsione della certificazione delle competenze all’interno degli Avvisi emanati dai Fondi Interprofessionali. Ne è emerso un contesto abbastanza disomogeneo e confusionario; per tale motivo, abbiamo provato a sistematizzare le soluzioni e gli scenari possibili, ritenuti di maggiore interesse, pur sempre in linea con l’orientamento istituzionale, ma di maggiore fattibilità nel contesto della formazione continua. Di seguito le nostre proposte:

- nel caso di innovazioni/modificazioni dei processi aziendali da cui deriva la necessità di formare i lavoratori, noi di Skills proponiamo di ricondurre le “nuove” attività che questi dovrebbero realizzare a seguito dell’innovazione, ad attività di ADA (Aree di Attività), così come descritte nell’Atlante del Lavoro e delle qualificazioni, in modo da inquadrare sin da subito la formazione nell’ambito di un contesto referenziato.

definire sistemi di identificazione delle competenze in ingresso che vadano oltre al semplice “bilancio delle competenze”, e che portino a ricondurre le competenze possedute a determinate unità di competenza, o parti di esse, ascrivibili a specifici profili professionali referenziati nell’Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni di Inapp, piuttosto che nei singoli Repertori Regionali delle qualificazioni professionali. 

- descrivere le competenze obiettivo di apprendimento prendendo in considerazione i descrittori delle unità di competenza, così come contenuti nell’Atlante del Lavoro e/o in uno specifico Repertorio Regionale. 

tenere traccia, presso le aziende clienti, delle abilità e delle conoscenze identificate nel corso del tempo nei lavoratori coinvolti da attività di formazione continua, al fine da progettare nuovi moduli formativi che creino conoscenze e abilità in continuità con quelle già acquisite in precedenti attività formative. 

valorizzare il concetto di “micro-credenziali”, ossia risultati dell’apprendimento traducibili solo in una o in poche parti (conoscenze o abilità) di competenze contenute nei Repertori Regionali o nell’Atlante del Lavoro, in quanto connesse a micro-percorsi formativi (di breve durata) che caratterizzano il contesto della formazione continua. 

validare le competenze in uscita, previa realizzazione di idonea attività di valutazione dei risultati dell’apprendimento, attraverso i cosiddetti “virtual badge”, ossia dei riconoscimenti virtuali, che corrispondono a declinazioni specifiche di competenze tracciabili e che possono essere acquisiti al termine anche di micro-percorsi formativi. 

registrare le competenze in uscita dalla formazione su strumenti elettronici, anche nel caso in cui la Regione di riferimento dell’azienda interessata dalla formazione non abbia attivato il “fascicolo elettronico del lavoratore”, per agevolare comunque una maggiore facilità nell’individuazione dei risultati dell’apprendimento e delle competenze individuate/validate/certificate. 

Oltre a questi possibili interventi da parte degli enti attuatori, auspichiamo comunque i seguenti interventi ad opera del Legislatore e degli Enti titolari: 

- la revisione rapida e continua del Sistema delle Qualificazioni Nazionale e Regionale, per l’aggiornamento dei descrittori dei lavori, in termini di attività, di competenze e di risultati attesi, soprattutto in considerazione dei nuovi trend di evoluzione del mercato del lavoro e delle competenze richieste (digitale, sostenibilità, trasversalità…); 

- la definizione, nell’ambito del QNQ, di micro-qualificazioni che prendano a riferimento il quadro europeo delle qualifiche (EQF);

- lo stanziamento, da parte dei Fondi Interprofessionali, di budget aggiuntivo specificatamente destinato al processo di IVC.